Ultimo ascolto
Macbeth
15 maggio 2026 dal teatro Carlo Felice di Genova. Trasmesso da Rai 3. Peccato non aver potuto vedere i costumi e le scene che sono state raccontate con molti dettagli negli intervalli dello spettacolo


ORFEO di MONTEVERDI

In diretta Su Rai 5, uno spettacolo registrato al teatro alla Scala, che vuol omaggiare in modo particolare Robert Wilson, il grande regista di teatro, innovatore , dal segno classico ed elegante.
LUCIA DI LAMMEMOOR
Cantante lirica Lisette Oropesa, grande interprete sia lirica che teatrale, accompagnata in questa edizione del 13 aprile 2023 alla Scala di Milano, da Juan Diego Flores nel ruolo di Edgardo.
Bellissimo spettacolo.

THAIS

Opera di Massenet tratta dal racconto TAIDE di Anatole France ( premio Nobel della letteratura del 1921).
trasmessa su canale 23 della Rai il 4 marzo 2025 e riproposta nell’allestimento del 2008 del Teatro regio di Torino con Gianandrea Noseda direttore e Stefano Poda direttore .Protagonisti Barbara Frittoli, Lado Ataneli, Alessandro Liberatore.
Scene e coreografie magnifiche , la struggente musica del violino che interpreta la meditazione che porterà alla conversione.

Athanel tornando da Alessandria
RAPSODIA
Johannes Brahms considerava la sua “Rapsodia” il lavoro in cui aveva espresso i suoi sentimenti più profondi. Fu scritta nel 1869 a Baden-Baden quando il musicista, che era già direttore della Singakademie di Vienna dal 1862, conduceva una vita di alternanza fra i momenti di composizione e quelli in cui presentava i suoi lavori in concerti tenuti nelle più importanti città tedesche, austriache e svizzere.
Il momento della composizione era l’estate. Nella sua residenza nella Stiria e nei paesaggi alpini della Carinzia, del Tirolo trovava lo spirito adatto in una solitudine creativa.
Era un buon camminatore anche se per una tendenza alla corpulenza le salite gli riuscivano faticose e dure, nelle discese mostrava sicurezza e abilità tanto che quando camminava in compagnia si divertiva a distanziare il gruppo.
Lo scrittore e musicista Jeremy Siepmann nei suoi studi definisce Brahms con l’appellativo The Wanderer . Infatti come pellegrino o viandante si coglie il suo desiderio di cercare e inoltrarsi nei luoghi che lo aiutavano a sentire lo spirito romantico e lo conducevano a scrivere poi musica di grande astrazione lirica.
La prima esecuzione della ‘Rapsodia’ op.53 ebbe luogo a Jena nel marzo 1870. E’un’opera per contralto solo, coro maschile e orchestra che vuol esprimere l’animo di un personaggio malinconico. Per i versi si affida a quello che ‘ già esiste con grande perfezione’, come afferma lui stesso e li trova nel grande Goethe.
E’ un testo scritto a sua volta in un momento di grande intensità romantica. Il poeta tedesco quasi cento anni prima si trovava al seguito del granduca di Weimar per una battuta di caccia, quando lasciò la compagnia e fece una deviazione verso le miniere d’argento di Ilmenau e le vette più alte dello Harrz, cercando la scalata del Broken, una montagna che, per tradizione nella notte di Valpurga, era abitata da streghe.
L’ esperienza produsse una composizione poetica, una fra le più belle liriche
‘ Viaggio in inverno nello Harz (Harzreise im Winter)’’ che farà parte del ‘Ciclo del viandante’.
‘ Nella macchia il sentiero si perde,
dietro i suoi passi
si chiudono di colpo gli arbusti,
si rialzano l’erbe,
l’inghiotte la solitudine ‘
La Rapsodia di Brahms si compone di tre episodi corrispondenti al testo goethiano. Un Adagio riflessivo meditativo, segnato dal tremulo degli archi bassi, un recitativo per contralto, dove le pause esaltano momenti lirici e drammatici, e l’ultima parte, ancora un Adagio, con un coro maschile sottovoce che si aggiunge alla voce del contralto, come un sostegno nella sua richiesta di pace.
Una sensazione di quasi drammatica tristezza potrebbe comunicare questo tema che si presenta molto lontano dai temi popolari associati alle montagne. Brahms sposa invece quel pessimismo romantico , vicino a quello di Goethe, dove se il poeta comunicava la sua ricerca di eterno viandante, il musicista forse denunciava un momento di infelicità amorosa. Altro è lo spirito di comunione perfetta con una natura esaltante che ci racconta una testimonianza riportata nei ‘Ricordi’ del suo grande compagno di viaggi e camminate Widman .
L’amico mentre saliva insieme al musicista verso il Grimmelwald , si mostrò sopraffatto dalla magnificenza che mostrava la maestà dei ghiacciai della Junfrau, e finì per dire che nessuna arte avrebbe potuto esprimere quello che l’animo umano sentiva in quel momento. Brahms replicò, dandogli di uomo grossolano, che chiunque altro avrebbe potuto esprimersi meglio e dire, per esempio, “ E’ proprio come la vostra terza sinfonia!’
Anche nel ‘Canto del destino’op. 54 su un testo dall’Hyperion di Friedrich Holderlin, il clima che si avverte è più ricco di una idea di speranza e di un rapporto riconciliato con la natura.
Quando Brahmas raggiunse il successo e una tranquillità economica poté realizzare il sogno che da sempre aveva coltivato, visitare l’Italia. Dal 1878 venne in Italia otto volte sempre accompagnato da amici e definendo la sua esperienza ‘ un pellegrinaggio artistico’.
Amò molto le opere d’arte, la natura, la vita, il cibo ma non la musica italiana.
In una lettera a Clara Schumann scrisse:
‘ Se tu stessi per un’ora sola davanti alla facciata del duomo di Siena saresti felice e penseresti che vale la pena di fare un viaggio apposta.’
LADY MACBETH NEL DISTRETTO DI MCENSK
Un’opera difficile quanto interessante, un riascolto offerto da Rai 5 , conosciuta nel 2014 quando è stata rappresentata al Comunale di Bologna. La musica è di Dmitri Shostakovich 1906 – 1975 , ispirata al racconto di Nikolaij Leskov.
Il racconto, pubblicato nel 1865, narra la storia di una contadina Katerina L’vovna che uccide assieme all’amante il suocero, il marito e un nipote alla fine anche una rivale , quando imprigionata e deportata in Siberia si uccide.
Il compositore così la presenta: «Katerina è una giovane bella e intelligente, che soffoca nel mondo dei volgari mercanti – Ella ha un marito, ma non conosce gioia alcuna – Gli assassini che compie non sono dei veri e propri crimini, bensì una rivolta contro l’ambiente, contro l’atmosfera sordida e nauseabonda in cui vivono i mercanti imborghesiti del XIX secolo »

Dmitri Shostakovich, compositore russo nato a Piertoburgo il 9 settembre 1906 e morto a mosca il9 ottobre 1975.
Per questa opera Dmitri Shostakovich dovette confrontarsi con l’attacco provocato dalla “Pravda” che riteneva un eccessivo effetto scuro e sgradevole percepibile. In seguito il compositore modificò questa influenza russa e molte sui musiche furono usate per film e spettacoli, rielaborate e adattate da lui stesso.
Noto a tutti il Walzer second del Gattopardo

MEDEA
Medea (Médée) è un’opera in tre atti di Luigi Cherubini, su libretto di François-Benoît Hoffmann, ispirato alla tragedia classica omonima di Euripide
Trasmessa da Rai 5 in diretta dal Teatro alla Scala in versione francese. La regia di Damiano Michielletto è in chiave moderna, comunque interessante. Dirige Michele Gamba.
21 giugno 2024


LA FORZA DEL DESTINO
L’opera di Giuseppe Verdi diretta da Zubin Meta rappresentata al teatro comunale di Firenze 2007, la regia è di Nicolas Joel.
Invocazione a Eleonora
ALVARO
La vita è inferno all’infelice.
Invano morte desio!
Siviglia!
Leonora!
Oh, rimembranza! Oh, notte
Ch’ogni ben mi rapisti!
Sarò infelice eternanmente, è scritto.
Della natal sua terra il padre volle
Spezzar l’estranio giogo,
E coll’unirsi
All’ultima dell’Incas la corona
Cingere confidò.
Fu vana impresa.
In un carcere nacqui;
M’educava il deserto;
Sol vivo perchÈ ignota
È mia regale stirpe!
I miei parenti
Sognaro un trono, e li destò la scure!
Oh, quando fine avran
Le mie sventure!
O tu che seno agli angeli
Eternamente pura,
Salisti bella, incolume
Dalla mortal jattura,
Non iscordar di volgere
Lo sguardo a me tapino,
Che senza nome ed esule,
In odio del destino,
Chiedo anelando,
Ahi misero,
La morte d’incontrar.
Leonora mia, soccorrimi,
Pietà del mio penar!
Pietà di me!


ULISSE
Tradotto dall’inglese-Ulisse è un’opera in un prologo e due atti composta da Luigi Dallapiccola su libretto proprio basato sulla leggenda di Ulisse. È stato presentato in anteprima alla Deutsche Oper di Berlino il 29 settembre 1968 diretto da Lorin Maazel con Erik Saedén nel ruolo del protagonista.
Dal prologo
CALYPSO
Son soli, un’altra volta, il tuo cuore e il mare
desolata ti piange Calypso. La dea senza amore.
Ti rivelasti a me mormorando in profondo sopore:
Guardare, meravigliarsi, e tornar a guardare.
Compresi. Era menzogna la nostalgia del figlio,
della patria, del vecchio padre, della tua sposa:
era menzogna il pianto che ti scendea dal ciglio
rigandoti le guancie e le vesti. Altra cosa
cercavi e tal che mai mi riuscì penetrare.
Guardare, meravigliarsi, e tornar a guardare.
Immortal ti volevo. Ulisse. Tale sorte
non accettasti. A che il tuo cuore aspirava?
Che bramare può l’uomo se non sfuggir la morte?
Quanto mistero nello spirito che anelava
Guardare, meravigliarsi e tornar o guardare.
Son soli, un altra volta, il tuo cuore e il mare.

ADRIANA LECOUVRIER
L’opera di Francesco Cilea rappresentata al teatro alla Scala nel 1989, diretta da Andrea Gavazzeni , con la grande Mirella Freni.
Trasmessa in televisione in omaggio alla grande Mirella Freni.
La scenografia classica è bellissima. Gli interpreti bravi e Galazzeni perfetto.

Brano famoso:
Ecco: respiro appena.
Io son l’umile ancella
del Genio creator:
ei m’offre la favella,
il la diffondo ai cuor.
Del verso io son l’accento,
l’eco del dramma umano,
il fragile strumento
vassallo della man.
Mite, gioconda, atroce,
mi chiamo Fedeltà;
un soffio è la mia voce,
che al nuovo dì morrà.
SEMIRAMIDE
Opera di Gioacchino Rossini . edizione del 2019 . Trasmessa su Rai 5

AL GRAN SOLE CARICO D’AMORE
Opera di Luigi Nono, trasmessa su RAI 5. in occasione del centenario della nascita.


Un grande murales che riportano scritti di grande valore politico e umano. Riporta riferimenti di azioni politiche e rivoluzionare, riassunte nella figura della madre. La donna è protagonista del mondo della rivoluzione. Si alternano riferimenti al passato come al presente, come al tempo stesso si alterna la presa di coscienza, la consapevolezza e l’istinto.
Dalla esperienza della Comune di Parigi , alle rivoluzione sovietica una dialettica sulle oppressione liberazione. L’opera si conclude con l’assassinio della madre
Testi di Brecht, Gorkij, Marx, Lenin, Louise Michel, Tania Bunke, C. Pavese, Ljubimov e Julia Dobrovolskaia, Haydée Santamaria, Cecilia Sanchez, Gramsci, Dimitrov, Fidel Castro, canti di lotta, testimonianze dal vivo, costituiscono il tessuto verbale del lavoro: il titolo è fornito da una poesia di A. Rimbaud .
28 gennaio 2024

LA FANCIULLA DEL WEST
Ascolto su Rai 5 una storica edizione con la regia di Lanfranchi del 1956. Direzione musicale Alfredo Simonetto, nel cast Mario Petri. La visione in bianco e nero ha la sua buona efficacia. Sono contenta di apprezzare queste voci e vedere una scenografia realistica.
21/12/2023
locandina di una produzione della Scala


I PURITANI
Firenze Teatro dell’Opera – 2015

Bellissima edizione , preceduta prima dell’inizio dell’opera con una interessante presentazione

VECCHI AMORI
Turandot

La Turandot per i raffinati amanti della musica lirica non sarà mai considerata fra le opere più importanti. Tuttavia, deve essere amata e considerata per tanti motivi. Il primo perché è una favola, e appartiene alla raccolta di fiabe persiane ‘ Le mille e un giorno’ (da non confondere con la raccolta di ‘Mille e una notte’). La storia della principessa Turandot fu tradotta in francese nel 1710. Nel 1762 si ritrova riportata da Carlo Gozzi, con versi di Schiller e riportata poi in libretto da Andrea Maffei. Puccini ha alleggerito il racconto togliendo molti personaggi riducendo l’originale di cinque atti in tre. Ha mantenuto nei tre ministri Ping, Pong e Pang uno spazio di colore. Secondo motivo di pregio sta nel rispetto che l’opera presenta delle tre unità aristoteliche (tempo, luogo e azione), infatti tutto si svolge dal mattino fino all’alba del giorno dopo. Puccini purtroppo morì il 29 novembre del 1924 a Bruxelles, lasciando la Turandot incompleta (terzo motivo) come tutte le opere speciali. L’opera andò in scena al Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile del 1925 con la direzione di Arturo Toscanini.


Una perla di Georg Friedrich Handel spicca per il suo candore nell’arie iniziale dell’opera ‘Serse’
Il protagonista Serse I di Persia canta l’ombra di un platano
Frondi tenere e belle
del mio platano amato
per voi risplenda il fato.
Tuoni, lampi, e procelle
non v’oltraggino mai la cara pace,
né giunga a profanarvi austro rapace.
Ombra mai fu
di vegetabile,
cara ed amabile,
soave più.

Dall’opera di Giuseppe Verdi ‘Rigoletto’, atto secondo.
Una perla dall’effetto liberatorio.
Un padre vuole vendicare il rapimento della figlia, mentre la figlia invece lo invita a perdonare
Sì, vendetta, tremenda vendetta
di quest’anima è solo desio.
Di punirti già l’ora s’affretta,
che fatale per te suonerà.
Come fulmin scagliato da Dio,
te colpire il buffone saprà.
GILDA
O mio padre, qual gioia feroce
balenarvi negli occhi vegg’io!
Perdonate: a noi pure una voce
di perdono dal cielo verrà.
MOZART
Le Nozze di Figaro
Al Teatro della Pergola di Firenze una riproposta della celeberrima opera di Mozart che venne rappresentata per la prima volta in quel teatro il 12 giugno 1788. L’opera due anni prima aveva debuttato a Vienna al Burgtheater . L’opera è stata preceduta da una conferenza nel Foyer di galleria del Teatro del Maggio. Il direttore Theodor Guschlbauer.
Le Nozze di figaro è il primo dei tre capolavori di Mozart, un racconto in musica avvincente, colorito e ricco di colpi e scena e pieno di vivacità. Molto rappresentata in tutti i teatri del mondo consente interpretazioni sceniche preziose per i costumi e le ambientazioni è uno spettacolo che si desidera sempre di rivedere.

WAGNER
LA TRETALOGIA
La tetralogia di Wagner è un insieme di quattro opere liriche che insieme riportano un complesso di miti del mondo nordico, meno conosciuti di quelli della mitologia greca e romana, ma ugualmente importanti come messaggio di un pensiero culturale antico.
È una storia che comprende Dei, Giganti Nani, Eroi e Figure di generi diversi in un intreccio che apre a situazioni sorprendenti e magiche. Questo per quanto riguarda il racconto come testo, ma la componente musicale dell’opera è altrettanto importante e coinvolgente da rendere il tutto entusiasmante e soprattutto unico.
L’ORO DEL RENO
La prima opera della tetralogia, considerato il PROLOGO.
In fondo al Reno, è nascosto l’oro, custodito da tre ondine Woglinde, Wellgunde, Flosshilde. Mentre le ondine si perdono nei loro giochi vengono distratte e ingannate da un nano, della stirpe dei Nibelunghi, Alberich. Nelle loro schermaglie viene svelato il segreto dell’oro. ‘Chi con quell’oro saprà forgiare un anello, con quell’anello potrà conquistare il mondo, ma dovrà rinunciare all’amore.’ Alberich si beffa dell’amore e ruba l’anello.

Intanto in alto, in una montagna su un prato, il capo degli Dei, Wotan, e sua moglie Fricka riposano su un prato. Alle loro spalle il Walhalla, la bellissima rocca che si sono fatta costruire dai Giganti incombe su di loro perché deve essere pagata. Freia, la sorella di Fricka, e dea della giovinezza implora aiuto perché i Giganti Fasolt e Fafner, costruttori del castello, la pretendono come pagamento. Wotan incautamente aveva fatto questo patto, ma non vuole rispettarlo anche perché perderla vuol dire non essere protetti e diventare vecchi. Il dio del Fuoco, Loge, assieme al Dio del Tuono, Donner, e quello della Pace e Fecondità, si adoperano per cercare una soluzione. Ci sarebbe un nibelungo Alberich che ha tanto oro che si potrebbe offrire ai Giganti al posto della Dea della giovinezza, ma l’offerta non viene accettata e Freia viene presa dai Giganti e nel Walhalla
all’istante si vedono i primi segni dell’invecchiamento. Wotan allora decide e insieme a Loge di scendere alla ricerca di Alberich.
Intanto il nibelungo Alberich ha messo insieme un bel tesoro facendo lavorare da schiavi i nibelunghi e con loro anche suo fratello Mime sul quale in particolare scarica il suo delirio di potere. Quando arrivano Wotan e Loge trovano il povero Mime che sfogandosi delle angherie del fratello racconta la magia di un elmo da lui stesso forgiato. Alla vista degli Dei Alberich si vanta del proprio potere e si gloria della volontà di diventare il padrone del mondo persino del Valhalla ma non è abbastanza accorto e cade dell’inganno di Loge che riesce a catturarlo e lo trascinano sulla montagna.
Per riavere la libertà Alberich deve cedere il tesoro dei Nibelunghi, cerca di tenersi l’anello ma Wotan pretende anche quello e lo strappa con violenza dal dito. Alberich se ne va lanciando la maledizione, di morte a chi possiederà l’anello.
Arrivano i giganti con Freia, vogliono tutto l’oro che occorre come per ricoprire la figura della dea, e alla fine sarà necessario anche l’anello per riempire l’ultimo buchetto. Wotan Rifiuta, i Giganti si riprendono Freia, ma dal suolo erge Erda, la madre terra che ammonisce ricordando quello che fanno Le Norne, che tessono il destino e annuncia la fine stessa degli Dei. Wotan allora getta anche l’anello sul tesoro e libera Freia.
I due Giganti si spartiscono il bottino e litigano per il possesso dell’anello finchè Fasold con un randello uccide il fratello. Si avvera così la prima maledizione.
Il Valhalla è salvo e Wotan fa grandi progetti, appare un grande arcobaleno, solo Loge comprende che la rovina è vicina.
Dalla profondità del Reno sale il lamento delle ondine per la perdita dell’oro.
BEETHOVEN
Il mio primo incontro con la grande musica è stato nientemeno con Beethoven e Bach. Ovviamente mi riferisco alla musica così detta classica perché la musica leggera alla radio si sentiva e si cantava anche. Ma con l’arrivo di un giradischi arrivarono questi due affascinanti 33 giri, una era la sesta sinfonia di Beethoven e l’altro la Toccata e Fuga di Back. Da allora quelle musiche lo ho ascoltate come fonte prima di piacere, di bellezza, di arte, di ricchezza.
Oltre che per essere la prima che ho conosciuto la sesta sinfonia, detta Pastorale, tocca la mia predilezione per l’ambiente rurale che racconta. Lo stesso autore l’ha presentata dicendo:
“Quanta gioia mi dà il camminare tra gli arbusti, gli alberi, i boschi, le erbe e le rocce. Per le rocce, gli alberi ed i boschi passano le risonanze di cui l’uomo ha bisogno”.
Sono le nove sinfonie e le trentadue sonate le opere che danno di Beethoven la lettura di tutto il suo percorso stilistico. Il grande compositore e direttore d’orchestra nacque a Bonn il 16 dicembre 1770 e morì a Vienna il 16 marzo del 1823.
Le nove sinfonie sono diverse fra loro, alcune anche antitetiche. La sesta sinfonia Opera 68 in Fa maggiore , detta La Pastorale è stata scritta nel 1808. Si compone di cinque movimenti. Il primo movimento ha come sottotitolo “Risveglio dei sentimenti all’arrivo in campagna” offre la sensazione delle dolcezza che la natura offre all’uomo dando un senso di conforto e tranquillità. Il secondo movimento è una scena al ruscello con il mormorio delle acque, seguito da un mormorio di mille voci, fino al canto dell’usignolo con il flauto, il grido della quaglia dell’oboe e del cuculo con il clarinetto. Al terzo movimento si sente l’allegria dei contadini con danze e canti. Al quarto arriva una tempesta con tutte le sue fasi, anche le più forti, che finisce con un arcobaleno da identificare con un flauto. Il quinto è un finale con il ritorno dell’equilibrio della natura e il ringraziamento dei pastori e quindi la fine della passeggiata nella natura.
BACH
Nato a Eisenach il 21 marzo 1685 è stato il più noto e importante di una grande famiglia di musicisti. Le sue doti naturali certamente ebbero un buon appoggio nell’ambiente familiare, fu presto abile nell’apprendere le tecniche di diversi strumenti, eccellente nel canto, con una bella voce, curioso di conoscere e comprendere le abilità di chi faceva musica al suo tempo. Studiò a Luneburg con una borsa di studio che gli consentì di perfezionarsi all’organo e al clavicembalo e di formarsi una cultura generale. Le difficoltà economiche lo videro accompagnatore e suonatore di strumenti ad arco, come anche cantante nel coro della Michaeliskirche di Luneburg. Non potendo permettersi di frequentare l’università fu musico di corte per un certo periodo a Weimar, poi nell’agosto del 1703 ebbe il posto di organista a Arnstad. Il suo impegno come esecutore si accompagna presto con la capacità creatrice e con l’interesse alle diverse tendenze artistiche presenti in quegli anni. Nell’autunno del 1703 chiese, e gli fu concesso, un permesso di quattro settimane per andare a Lubecca per ascoltare la musica di un organista danese Dietrich Buxtehude la cui fama era diffusa in tutta la Germania. La distanza da coprire era di 400 km e Bach li fece a piedi. Il desiderio di conoscere questo famoso organista, molto più grande di lui, fu così importante che il giovane Bach giunto alla Marienkir- che rimase in segreto nella navata della chiesa, senza salire nella cantoria, per poter cogliere tutte le sottigliezze e scrutare i segreti di tanta abilità. Bach rimase ad Arnstad quattro mesi e seguì le ‘ Abendmusiken ‘ delle quali non si è conservato nessun spartito. Quando Bach tornò ad Arnstadt dopo quattro mesi offrì in compenso del suo ritardo stupefacenti variazioni nei suoi corali, portando nuove melodie che arrivavano persino a confondere e impressionare i fedeli in chiesa. Poi dal 1708 fu richiamato a Weimar come organista e clavicembalista cominciando una carriera che lo vide passare da diverse città sempre suonando, scrivendo e studiando le opere di altri musicisti.

La musica che Bach ha lasciato sono Messe, Oratori, Cantate sacre e profane, musiche per clavicembalo, per organo, per soli e orchestra, cantate, l’elenco sarebbe lunghissimo. Riconosciuta da tutti è la Toccata e Fuga e molto eseguita è La passione secondo San Matteo.
EZIO BOSSO

VERDI
Otello

Dal Teatro alla Scala per l’inaugurazione della stagione 2001/2002 , riproposta su Rai 5 il 3 luglio 2022. Fra i grandi interpreti da ricordare Leo Nucci nel brano ‘Credo in un dio crudel?