aggiornato al 7 gennaio 2026
Quando si arriva a ‘La paga di Mario’?
disse la bambina che era stanca di stare in macchina.
Intendeva dire al ‘Resto del Carlino’
quel grande edificio che incontravamo sulla strada statale San Vitale che da Ravenna percorrevamo per tornare a Bologna
ma non ricordando il nome se ne creò uno nuovo.
E’ il ricordo di questa uscita arguta e simpatica che abbiamo scelto come nome a questo sito
QUESTO SITO RACCOGLIE RICERCHE, RIFLESSIONI E RICORDI

per il piacere di chi li riporta e per coloro che vorranno leggerli
Un incontro fortunato e interessante
ULTIMO INSERIMENTO
Rileggendo i miti


RICORDI CHE VAGANO LIBERI
ricordo recente
è stato leggendo un romanzo che mi è tornato un ricordo. Ho rivisto le mie scarpe da bambina quando erano gli anni cinquanta. Quelle scarpe sotto la suola avevano due ferretti che ne proteggevano la punta e il tacco. Queste protezioni venivano assicurate al cuoio della suola con tre chiodini e qualche volta un chiodino si staccava e allora si cercava di ruotare il ferretto in dentro perché non era bello vederlo spuntare dalla scarpa. Ho trovato conferma di questo ricordo con dei miei coetanei. Ho cercato in questi giorni di trovare quei ferretti in alcuni negozi di riparazioni di scarpe, ma sono più giovani di me e non ne sanno nulla, allora, per ricordo, metto la foto di una statuina di calzolaio presa dal presepe.



ricordo del mio primo film
Il ricordo è molto vago ma il fatto mi è stato raccontato da mio padre, e fu lui a condurmi al cinema per vedere il film Scarpette Rosse, credendo di farmi contenta. Infatti la storia che è presentata nel film proviene da una fiaba di Andersen. Nel 1948 i registi Powell e Bressburger la presentarono al Festival del cinema di Venezia nel film ‘Scarpette rosse’. Ma il racconto era diventato e la storia aveva un finale triste. Mio padre mi portò via che stava piangendo. Nonostante ciò il mio l’amore per la danza non è stato intaccato, è rimasto e rimarrà sempre grande.
ricordo del mio primo teatro
Il Teatro alla Pergola di Firenze è stato il primo teatro che ho frequentato. Sicuramente un bel battesimo soprattutto perché fu per uno spettacolo di marionette. Ricordo che mi sentivo quasi stupida e incredula, quella ammirazione che è diventata poi una predilezione. Era Il Teatro del Piccoli di Vittorio Podrecca che negli anni cinquanta ebbe un successo mondiale.
Nel 2015 i Burattini di Podrecca sono rinati. Molti dormono in un museo ma altri sono in attività..

ricordo del primo gioco
LA PALLA è stata il gioco che ho preferito su tutti gli altri. In casa, all’aperto appena trovavo un muro facevo una gara con me stessa, lanciavo la palla e la riprendevo nei modi più impegnativi e contavo quanti lanci riuscivo a fare prima di sbagliare. Gioco con piacere anche adesso!


ricordo del mio primo errore
In quel periodo, avevo cinque anni e mezzo, ho vissuto per qualche mese in collegio. Partecipavo alle lezioni della prima elementare ed ad altre attività. Ho un chiaro ricordo che un fatto che mi mise molto in imbarazzo. Ero in classe seduta al terzo banco e come le mie compagne dovevo copiare quello che la maestra aveva scritto sulla lavagna. La frase che iniziava con la parola ‘l’Italia‘ ovviamente con lettera i era maiuscola ma a me sembrava strana quella i maiuscola in mezzo alla parola e pensai che la maestra avesse sbagliato, perché aveva appena detto che la lettera maiuscola si mette all’inizio della frase quindi io copiai scrivendo italia son la i minuscola. Quando la maestra fece il giro fra i banchi per controllare i quaderni mi disse:’ Non sai copiare’ ? Ancora adesso sento la voglia di protestare per tutti gli inganni che ci facevano per vedere metterci alla prova.

ricordo del primo libro regalato
IL MAGO DI OZ. Era una edizione di lusso per bambini che è rimasta nella nostra libreria per molti anni. Dopo la prima lettura, anche affascinata dalle bellissime illustrazioni, il racconto mi è rimasto presente e negli anni l’ho ritrovato sia nella versione originale sia in film che in rappresentazioni teatrali. La storia è ricca di simboli che ho spesso citato come esempi.


ricordo di una tradizione
I BRIGIDINI DI LAMPORECCHIO sono dei biscottini che hanno un formato ed un gusto particolare, sono sottili e croccanti e quando si comincia non si finirebbe mai di mangiarli. La tradizione continua anche oggi e si trovano sulle bancarelle delle fiere paesane di quasi tutta la Toscana. Ne vado ghiotta anche ora ma soprattutto mi fanno sentire una appartenenza, perchè Lamporecchio è il comune del paese dove sono nata


ricordo di una gara
Questo ricordo risale alla mia età di cinque anni, è un altro ricordo della mia vita di collegio. Una un pomeriggio in cui era tornato il solo dopo molta pioggia. ci fu proposto di uscire con le proprio posate in mano e di lucidarle con la terra che era pulita e ben levigata dalla scorrere dell’acqua, sembrava quasi una polvere. La grana molto fine era proprio adatta e strofinando con cura fece brillare le posate di alluminio. La gara mi impegnò, non c’era premio ma io fu contenta di vedere il mio Il mio cucchiaio che era diventato bello.

ricordo dolce

I confetti di Pistoia, sono confetti speciali che si differenziano dagli altri per la loro superfice non liscia. Li conoscono solo a Pistoia o al massimo nei paesi vicini. Furono una bella novità anche nelle bomboniere del mio matrimonio. A Pistoia oggi nel centro della città, in piazza San Francesco una ditta ne conserva la tradizione con dei prodotti raffinatissimi. Si può anche trovare memoria della loro origine: potrebbero essersi crearti dai pellegrini ai quali veniva regalato dello zucchero che, chiuso nel pugno, formavano questa specie di confetto rugoso. Nell’apprezzare questa storia sono di parte, vista la mia partecipazione al mondo dei pellegrini.
ricordo di un ‘Alba

Ci si era alzati presto, era ancora buio, per andare in cima alla montagna che tutti chiamavano ‘ la cisterna’ per vedere il sole che nasce. Le nuvole non ce lo permisero e tornammo a casa senza avere provato l’emozione desiderata. Più volte negli anni ho certato di riprovare quella esperienza.
Alba alle tre cime di Lavaredo

ricordo sulla politica
Il ricordo riguarda quando d’estate andavamo nel paese dove la nostra casa per le elezioni faceva le funzioni di seggio elettorale. Infatti poiché la chiesta era sta bombardata le funzioni religiose erano state spostate nell’unica aula scolastica del paese, pertanto la scuola era diventata il salone della nostra casa, che abitavamo solo nelle vacanze estive. E così tutte le superfici esterne delle nostra casa erano coperte dai manifesti elettorali. Fu un impegno serio grattarli con un coltello e su una scala perché alcuni erano attaccati in alto. Io avrei voluto sapere quali erano i manifesti giusti, ma in casa non si parlava di politica!

ricordo cercando le more

Era facile quando ero bambina d’estate trovare siepe di rovi ai lati dei sentieri, nei boschi o anche lungo le strade con grappoli di more Andavamo a raccoglierle con il progetto di fare la marmellata, ma noi le magiavamo tutte prima di poterne fare la quantità necessaria.
ricordo della quaresima

I quaresimali, biscottini di cioccolato a forma di lettera maiuscola che finivano prima di aver potuto comporre il proprio nome
ricordo di un giochino
il gioco del quindici non è solo il ricordo di un passatempo ma mi è rimasto come simbolo di un impegno a far rientrare in ordine le cose difficili e spesso lo ho usato come esempio

ricordo di un insegnante
anche ricordo come dono di nozze

ricordo di una ironia
La statua di Giovanni delle Bande Nere in Piazza San Lorenzo a Firenze porta una scritta sul basamento ironica e divertente, di spirito prettamente fiorentino.

ricordo d’infanzia
uno dei lati di un panchetto recuperato dopo 80 anni
Questo panchetto è stato un regalo per me e i mei fratelli. Era uno sgabello per bambini ed ai lati era dipinta una storia di cavalieri. Nel tempo si è rovinato sempre di più, e alla fine ne è rimasto solo un lato che adesso adorna una delle mie pareti.

ricordo di un dono avuto nella adolescenza
Il regalo delle tre scimmiette ricevuta dalla zia come monito di saggezza si è perduto nei vari passaggi di vita, ma ad un certo punto ne ho sentito come un richiamo e, con un po’ di ricerca ho trovato la statuetta anche se non è proprio bella come la prima.

ricordo di una lezione sul Pontorno

Pontormo ‘Autoritratto ‘ disegno su carta sanguigna in mostra a Palazzo Strozzi a Firenze nel 2014, proveniente dal British Museum
Nel realizzare questo sito ho scelto di seguire la linea guida indicata dal nostro grande poeta.
Dante indica che ci si può immergere nel fiume LETE per cancellare tutti i ricordi, e poi affidarsi al fiume EUONE per far tornare alla memoria solo le cose belle
divina Commedia- Purgatorio- Canto XXVIII, v.v. 127 -132

sul ricordo
da: in vino veritas di Soren Kierkegaard
Ricordare non è affatto identico a tenere nella memoria. In tal senso si può benissimo conservare nella memoria per filo e per segno un avvenimento senza per questo ricordarlo. La memoria è soltanto una condizione evanescente. Mediante la memoria il vissuto appare per ricevere la consacrazione del ricordo. La differenza si riscontra già nel distinguersi delle età della vita. Il vecchio perde la memoria, che in genere è la facoltà che svanisce per prima. Tuttavia vi è nel vegliardo un che di poetico, nell’immaginazione popolare egli è il profeta, ispirato da Dio. Ma il ricordo è però ancora la sua più grande forza, la sua consolazione che lo conforta con la lungimiranza del poeta. La fanciullezza al contrario, ha grandissima memoria e capacità di apprendere, ma non ha alcuna capacità di ricordare. Anziché dire che in vecchiaia non si dimentica ciò che si è facilmente appreso nella fanciullezza, si potrebbe dire forse che ciò che il fanciullo tiene nella memoria, il vecchio lo ricorda
I MIEI SIMBOLI

Un Alce da molti anni è il mio simbolo molto protetto. La scelta non è per l’animale che peraltro conosco poco, ma il nome è un acronimo formato dalle iniziali dei nomi che compongono la mia famiglia.

Chiamato comunemente, almeno in Toscana, Giaggiolo, ufficialmente è l‘IRIS, che dal greco significa arcobaleno. La sua vista mi ha sempre rallegrato. Poi lo amo perché è anche simbolo della mia città Firenze, dove ogni anno al Piazzale Michelangelo se ne possono ammirare le infinite varietà. Dal 1954 nel giardino degli Iris si tiene una gara internazionale dove sono presentati gli esemplari più belli, circondati da vialetti di giaggioli spontanei.

La CIFRA, cioè le iniziali, che ho sempre ammirato ricamate nella biancheria di famiglia.

La COCCINELLA il piccolo insetto portafortuna secondo molte tradizioni e, secondo la tradizione fiorentina viene chiamata anche Lucia
Questo sito raccoglie esperienze in diversi ambiti
- L’amore per la lettura
- L’interesse per la scrittura
- L’attaccamento alle ricchezze artistiche come la musica, il teatro e i musei
- La raccolta di esperienze alternative da viandanti pellegrini e viaggiatori
- Le impronte che la vita mi ha offerto
- Le ricerche su argomenti poco conosciuti
- L’interesse per miti e simboli e culture alternative a quelle tradizionali come Tarocchi e I Ching
- L’attività fisica come alternativa di ricerca di benessere
- Contributi

Io, Alcina come pseudonimo
oppure Lucia

La mia cifra è il movimento.
Sono sempre stata una persona molto vivace e per questo, purtroppo, spesso di fastidio agli altri. Di essere una persona particolarmente vivace ne sono divenuta consapevole piuttosto tardi, quando oramai questa mia caratteristica aveva perso tutta la sua potenziale validità. Oggi ne rimane il giudizio di pesantezza espresso quasi da molti per il quale l’unica difesa che ho saputo trovare è stata quella del distacco.
Quando non ho potuto manifestarmi con il movimento, mi sono affidata alla vivacità di pensiero. La natura con me è stata generosa.
“Avverso al mondo, avversi a me gli eventi“
Ugo Foscolo si presenta così in una poesia.
Io sono l’opposto. Lui uomo, io donna; lui uomo di successo, io con una vita al di sotto della normalità.
Non è un confronto ambizioso ma un modo per affermare con più sicurezza che se lui si dichiarava infelice io sono al contrario, felice.
La mia modesta vita ha trovato appoggio in un talento che me l’ha resa appagante. Questo talento è il movimento. Infatti, la mia professione per quanto, non completamente gratificante, si occupava di questo.
Certamente avrei preferito fare la ballerina, però sono consapevole che non avrei potuto raggiungere un livello alto, invece come coreografa la mia presunzione sale ancora alle stelle.
Le modeste esperienze di coreografia portate avanti nel corso degli anni, sempre solo con i mezzi della mia volontà, sono state sufficienti a mettere pace alle mie ambizioni.
È stata una vera fortuna avere avuto una professione congeniale al proprio temperamento e ad un adeguato talento. Insegnare e guidare il movimento agli altri, studiarne tutti i molteplici aspetti, farlo diventare un centro di interesse che lo ritrova per tutte le altre discipline è tuttora, all’ultimo stadio della mia vita, un impegno gratificante.
Anche la mia formazione culturale ha tratto vantaggio da questa inclinazione naturale facendomi trovare nel teatro, nella musica, nell’arte tutti gli stimoli per ampliare le conoscenze e ricercare i valori da prediligere.
Alla pagina ‘Impronte’ una presentazione della mia vita attraverso memorie e fotografie.
La raccolta viaggia a ritroso, perché viene ricostruita al momento della creazione di questo sito, e si affida scarsa documentazione a ricerche e ricordi che vengono fuori spontaneamente.
Avendo scelto di raccontare soltanto la cose belle si può avere una idea falsata della mia storia, quindi è necessario che oltre alla fortuna di avere avuto tanto del bene ci sono stati anche i drammi. Difficoltà, dolori e delusioni non tanto gravi anche se al momento parevano tali, ma tutto ciò che è stato negativo o sfortunato e che viene omesso dai miei racconti, oggi lo considero importante per avermi indirizzato ad una formazione più consapevole. Quindi, non opportuni per un racconto, ma sempre momenti di vita di valore.


Se è vero che si ricorda più un pugno che una carezza,
che lascia maggior segno una delusione che il piacere di un regalo,
ma tutto quanto di male si è vissuto e si vive,
è da considerare un patrimonio molto importante.

Paul Klee: Spaventapasseri. Un ‘opera che personalmente interpreto come Danza, nella quale rivedo una emozione di movimento leggero ma instabile. Situazione quindi in cui leggere passi importanti di una vita,

Ricordo di famiglia


Il nome del sito ‘La paga di Mario’ e stato scelto in base ad un ricordo
È accaduto molti anni fa, durante un viaggio di ritorno dalla riviera romagnola verso Bologna. All’inizio del viaggio, passando davanti alla sede del giornale “Il resto del carlino”, come intrattenimento, si parlò della storia dello strano nome di quel giornale, il quotidiano di Bologna.
La storia è questa: Il Carlino era una antica moneta. Con l’unità d’Italia, la moneta che valeva 10 centesimi veniva così chiamata il carlino. A quel tempo un sigaro costava 8 centesimi e come resto ad un carlino nelle tabaccherie davano un giornaletto. Da lì il nome del giornale ha fatto la sua strada.
Tutti i viaggi di ritorno diventano lunghi e noiosi, ma quando, sperando di essere quasi vicini a casa sentimmo dire: “Quando arriva la paga di Mario?” quel pensiero arguto rallegrò la compagnia.
Per dire ‘La paga di Mario’ al posto de ‘Il Resto del Carlino’ ci vuole la mente libera e la fantasia di una bambina ovvero “un pensiero arguto”.
Mi si vede poco in mezzo al bosco, ma questa è una foto che evoca una grande esperienza. In cammino su un tratto dell’ANELLO DEL RINASCIMENTO
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